Silvano Monico Storia

Silvano Monico, prima di essere un’azienda, è il suo fondatore affiancato da una grande famiglia. La società fu fondata nel 1958 da una nuova idea imprenditoriale vincente. Nel corso degli anni,infatti, da piccola realtà si è trasformata  in una S.p.A.  La nostra azienda è divenuta un modello per tutti coloro che operano con noi.

 

SILVANO MONICO

Sulle sfide che la vita ha disseminato in abbondanza sulla nostra strada. Gran parte di ciò che abbiamo saputo conquistare è costato un doloroso prezzo di sofferenza. E un impegno forte e costante. La vita ha iniziato presto a lanciarmi la sua sfida con la morte di mia madre quando avevo solo sei anni. Da allora non ho smesso più di combattere. Per crescere senza l’affetto dolce e rassicurante che solo una mamma sa trasmettere. Per non cedere alle imposizioni che vengono dagli adulti mediocri e ottusi. E’ così che non ho portato a termine gli studi magistrali lasciando la scuola per una grave incomprensione che mi portò a litigare con il maestro.

E’ così che sono diventato adulto a dodici anni, iniziando a lavorare nella farmacia del Dottor Cegan di Vicenza, come garzone di bottega per 6 lire a settimana. Quando la vita incalza si cresce in fretta. Soprattutto se si sa che si può contare solo su stessi. Così, mi sono rimboccato le maniche e ho investito le mie energie nel lavoro. Con tutto l’entusiasmo che la voglia di emergere può dare e, grazie alle conoscenze acquisite e alle mie capacità, sono diventato il “pratico” della Farmacia Cegan. Iniziare la propria carriera con un litigio è segno che si dovrà lottare duramente. Lottare per difendere le proprie idee, i propri principi, la propria patria. Quando stavo cominciando a vedere i frutti del mio lavoro è arrivata la guerra.

NONNO
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Era il 1943. Sono dovuto partire lasciando sospesa la vita. Lasciando iniziate tante cose che non sapevo se avrei mai potuto finire. Per condividere la paura, il dolore, la rabbia e le difficoltà del mio paese. Le esperienze che ho vissuto ancora oggi invadono le mie notti e la mia ragione ricordando la prigionia, la deportazione, il panico e l’orrore. Sono stato fatto prigioniero dai tedeschi, deportato nel campo di concentramento di Hermestein, nel mar Baltico, vicino a Stettino, con un viaggio lacerante di cinque giorni, rinchiuso in un vagone merci senza luce nè acqua nè cibo. Sono stato poi trasferito a Stangard (Pomerania) e quindi in Polonia, in una località nei pressi di Auschwitz. Siamo partiti in 3000. Sono caduto nelle mani dei tedeschi, poi dei russi, poi ancora dei tedeschi…. impossibile dimenticare. Solo 90 di noi sono stati “selezionati” per sopportare un’altra prova difficile: lavorare in una miniera di carbone. Siamo stati in ginocchio per 20 mesi, sette giorni su sette, dalla notte al pomeriggio, per 10 Krieg fangher, 250 grammi di pane, una zuppa e 5 sigarette al giorno. Eppure, nonostante gli stenti, la miniera ci sembrava come un rifugio, al riparo dal freddo , dai bombardamenti e dalla fame più nera.

Lungo la ferrovia grazie alla complicità di un militare austriaco che accompagnava i prigionieri in miniera, sono riuscito qualche volta, insieme ai miei compagni, a rubare le patate cadute da dietro i vagoni. Le nascondevo dentro i vestiti e arrivato in  camerata le cucinavo , tenendole ferme con un  legno lungo le pareti della stufa di ghisa. Ci sembrava, allora, quasi una festa. L’incontro con un ex dalmata mi ha aperto la via della fuga. In cambio di tabacco, insieme a nove compagni, sono riuscito ad avere un lasciapassare scritto in russo per poter tornare a casa. Quel pezzo di carta è stato la mia salvezza.

Da Cracovia a Budapest percorro 550 km a piedi, con qualche “passaggio”, di nascosto, sopra i vagoni ferroviari. Da Budapest arrivo alla frontiera con l’Ungheria e la Yugoslavia, dove mi aspetta un  altro arresto. Sono catturato dai partigiani di Tito che, credendomi fascista, vogliono fucilarmi mettendo a repentaglio la mia vita un’altra volta. Ho sperato, ho pensato ai miei cari e ho pregato. Due giorni più tardi grazie l’intervento di un Generale mi salva la vita. Sono di nuovo libero. Di nuovo per la strada, in cammino verso casa che passa per Trieste, Duino, Udine e infine Pordenone. Il giorno dopo, con un provvidenziale passaggio in camion, riesco a raggiungere Padova.

Il cuore mi batte forte per la vicinanza e la fatica. I piedi battono forte sulla strada lungo i 35 km che mi separano da casa. il 1° Giugno 1945 arrivo finalmente a Vicenza. Ero partito da Cracovia il 1° Maggio per un viaggio lungo e pericoloso alla media di 60 km al giorno, e quasi tutti a piedi!

I due anni di lontananza sono annullati di colpo da due incredibili coincidenze: la prima persona che incontro, quasi ad accogliermi, è mio zio che esce dalla sua porta proprio mentre passo davanti alla sua casa. E subito dopo, passando per le strade del centro, riconosco il voto caro e amato di mio padre nel vigile che ci ferma all’incrocio di corso Umberto 1° (ora corso Palladio). Era in servizio proprio in quel momento e proprio lì, come ad attendermi, senza saperlo. Gli corro incontro per riabbracciarlo, dopo tanto tempo e tante sofferenze.

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Ero di nuovo a casa. Ma la guerra aveva cambiato tante cose. Il mio posto in farmacia,dove mi sono subito ripresentato, non era più disponibile, sembrava un altro tiro mancino della sorte. Invece questo nuovo ostacolo ha determinato la mia vita ed il mio percorso professionale. Il 1° luglio 1945 inizio la mia professione di rappresentante nel campo farmaceutico. Questo  mi permette di mettere a frutto la mia innata propensione al rapporto umano ma anche le conoscenze e le competenze acquisite in materia, avendo lavorato nell’ambiente fin da giovanissimo, sia per le ordinazioni che per le preparazioni magistrali.
Comincio così a girare le Tre-Venezie in bicicletta, attaccato ai camion per andare più veloce, con i prodotti Vibe di Sandrigo. Dopo solo un anno posso acquistare la mia prima moto una Bianchi 250. Nel 1947 conosco il signor Ugo Stefani che mi propone subito di lavorare per lui curando il lancio dei prodotti Vicks.
La riuscita significativa è la conferma che ho veramente intrapreso la strada giusta.
L’ esperienza in campo farmaceutico supportata dal mio carattere espansivo ed estroverso fa aumentare incredibilmente le vendite. Anche la società si amplia diventando Ditta Farmaceutici Stefani.  Il mio contratto viene confermato, per 30.000 lire alla settimana, più il 20% sugli utili. Adesso sono sicuro del lavoro e del guadagno.
Nel 1953 mi lancio in una nuova avventura il matrimonio! Comprare casa a crescere la famiglia sono impegni importanti e dispendiosi che mi spingono a lavorare sempre di più. La mia attività mi porta sempre  fuori e mi vincola molto. La svolgo con passione ed efficienza e il signor Stefani è per me un ” Maestro di vita” oltre che il mio datore di lavoro. Mi decido dunque a chiedergli quel famoso 20% che in 13 anni non ho mai ricevuto. Purtroppo di fronte al denaro molte belle realtà si infrangono. Non ottengo né risposta né riconoscimento per la mie dedizione ed il mio impegno. Il 21 Aprile 1958 decido che è giunto il momento di proseguire da solo.
Questa non è una scelta che faccio da solo. Debbo proprio confessare che, senza il sostegno lucido e potente di mia moglie Silvana, non avrei mai avuto il coraggio di mettermi in proprio. Con un  prestito di 4 milioni di lire da parte di mio cognata riparto all’avventura!
Acquisto le merci da rivendere. Assumo un ragazzo in magazzino, poi un rappresentante, poi un altro…. Vendo 20.000 scatole di “pastiglie di pumilene” della Montefarmaco di Milano. Un enorme successo: loro stessi non ne prevedevano più di 20.000 all’anno!
Da quel momento è un’affermazione dietro l’altra. Realizzo la Milupa Italiana. Permetto la trasformazione della Montefarmaco da azienda di etici a OTC. Nel ’90 creo con i  miei figli un’organizzazione di vendita a livello nazionale per il lancio di Sant’Angelica fino ad arrivare ai giorni nostri…

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